Bellocchio e Leccamuffo

Corrado Blasetti

Biografia

“La strana historia di un autore” di Andrea Blasetti

   “Le strane historie di Bellocchio e Leccamuffo” così iniziavano tutte le storie dei due personaggi più conosciuti di Corrado Blasetti e Giovanni Sforza Boselli. L’autore nasce a L’Aquila il 5 giugno del 1922, secondo figlio di tre di Nicola e Maria D’Angelo. La sua famiglia rimarrà all’Aquila fino al 1936, anno in cui il padre Nicola venne trasferito, per motivi lavorativi, al comune di Aosta con le stesse mansioni di geometra. Corrado vivrà in questa città fino al 1946. Durante tutto il periodo dell’ ”esilio”, dall’amato Abruzzo, la famiglia Blasetti ritornò costantemente e per lunghi periodi nella città natale della mamma Maria: Amatrice, amabile cittadina non distante dalla città dell’Aquila. Proprio ad Amatrice inizierà il suo lavoro di insegnante elementare che si prolungherà per circa dieci anni. Conserverà per sempre le esperienze fatte nella terra natia e quì inizierà a pubblicare i primi racconti e alcuni articoli su giornali locali, le sue iniziative coinvolgeranno alcuni amici nel creare la prima compagnia teatrale di Amatrice.

Nel 1956 si trasferisce, con tutta la famiglia, a Roma, quì cominciano le prime collaborazioni nel mondo del fumetto, con alcuni lavori per le testate: Bambola, lupettino e il vittorioso, in seguito collaborerà assiduamente con la rivista per bambini: “ Il ponte d’oro”. Dopo molta gavetta, nel 1968, ebbe il suo incontro più importante, nella sede romana del Giornalino (ed. Paoline) conosce, grazie al direttore di quel lungo periodo Don Tommaso Matrandrea, il disegnatore Giovanni Sforza Boselli. Con lui, nel 1970, creerà Bellocchio e Leccamuffo, da quell’incontro in poi il loro sodalizio lavorativo e amicale non si scioglierà mai. Nel decennio1970-1980, la coppia artistica confermerà la migliore vena creativa, sfornando a raffica decine di racconti di Bellocchio e Leccamuffo e inventando altri personaggi: Alexis le trotter e il signor Beniamino. Per tutti gli anni settanta sarà un continuo proliferare di storie per ragazzi e bambini dai sei ai tredici anni, era quella l’età a cui si rivolgevano. Il mondo di Bellocchio e Leccamuffo ruotava intorno a situazioni bizzarre, colorite e sempre divertenti, che miravano anche a far riflettere il giovane lettore. Le “historie” medioevali di questi due personaggi rappresentavano, in parte, la vita reale di quel periodo storico tra il basso e l’alto medioevo: il continuo guerreggiare tra piccoli comuni, la ricerca costante del mangiare e gli incontri curiosi con personaggi buffi tipici dell’immaginario collettivo di quel periodo.

E’ proponibile un cauto accostamento con alcuni film di Monicelli: Brancaleone, Bertoldo Bertoldino e Cacasenno, I Picari, in fondo erano e sono anche loro dei Picari bonari, degli scapestrati avventurieri adattati alle storie per ragazzi. Le peculiarità dei due antieroi erano facilmente riscontrabili nelle fisionomie ben distinte, come da copione Goldoniano, da caratteristiche fisiche molto diverse, da un carattere più riflessivo per Bellocchio e più istintivo per Leccamuffo e da una accentuata quanto non casuale pronuncia molto personale di Leccamuffo, in sostanza Bellocchio é la perfetta spalla di Leccamuffo. Riguardo al modo originale di parlare di Leccamuffo, Blasetti escogitò questa soluzione lessica con autoironia, perché il suo cognome di origine latina (Blaesus) deriva da una caratteristica di pronuncia. I loro nomi sembrano nascere dalla penna coeva di Boccaccio e anche le loro avventure somigliano alle trame, riviste e corrette, delle novelle del famoso poeta trecentesco. Emerge prepotente anche una radice comune con il cinema muto, Blasetti dichiarava che il fumetto, se ben sceneggiato, aveva bisogno di pochissimo testo! Le gag, soprattutto negli ultimi anni del decennio produttivo 1997 – 2007 erano scarne e sintetiche ma ugualmente convincenti e chiare, semplici e intuitive, molto adatte al pubblico dei più piccoli. Questa ultima scelta narrativa, dipese soprattutto dallo stato fisico di Boselli che cominciava ad avere problemi importanti di salute che non gli permisero, nell’ultimo periodo creativo, di impegnarsi in storie lunghe. Blasetti, nelle storie di Bel e Lec, ripercorreva le strade malconce e bianche dei piccoli comuni dell’alto Lazio, un tempo Abruzzo. In queste antiche contrade l’occhio vigile di un giovane autore osservava i compaesani traendo da loro spunto per le “novelle” dei due cacciaguai. Loro stessi sono figli di una Italia variegata ricca di situazioni legate alle arti e ai mestieri, alle universitas, alle feste popolari, ai tanti dialetti, usanze e invasioni straniere. Il tutto portava a sceneggiature sempre divertenti, molto dinamiche e sormontate da un impalpabile velo di malinconia.

E’ inevitabile il confronto con I due personaggi di oltralpe Asterix e Obelix che hanno avuto un ruolo nell’idealizzazione di Bellocchio e Leccamuffo come per altri personaggi di fumetti europei. Per quanto riguarda le “creature” di Blasetti- Boselli la spinta, dei due colleghi francesi, si limitò ad accrescere un maggior coraggio editoriale e la scelta del collocamento, temporale, nel passato. Altra cosa fu il linguaggio proposto da Blasetti, che preferì orientarsi verso un pubblico giovanissimo, più vicino alla sua formazione professionale e didattica. I “Francesi”, da sempre, preferiscono una fascia di età che, orientativamente, va dagli undici anni in poi, strizzando l’occhio ai lettori adulti con continui rimandi cinematografici e storici con un linguaggio più complesso rispetto a Bel e Lec. I “Galli” si muovono in una realtà ben distinta, in un periodo storico riconoscibile, in un villaggio socialmente organizzato e famigliare, con dei nemici facilmente individuabili. Bellocchio e Leccamuffo, al contrario, vivono una realtà instabile dove la casa é il mondo, dove la necessità impellente é sempre il mangiare. Se per Asterix e Obelix c’é il ristoro nel proprio villaggio, circondato da boschi pieni di selvaggina e di finali sempre scontati e positivi, per gli altereghi la vita è dura e incerta, i finali non sono mai scontati e le uniche certezze che hanno sono l’amicizia che li lega, un po come per Blasetti e Boselli, e le famigerate rape, che puntualmente appaiono in moltissimi racconti dei due personaggi.

Boselli  era uno dei piu’ bravi fumettisti Italiani . Con Corrado avevano un rapporto di vera amicizia e si incontravano spesso per definire meglio le storie da rappresentare , in ogni caso Corrado inventava le storie , mandava una prima sceneggiatura a Boselli che a sua volta abbozzava i disegni delle tavole per poi rivedere il tutto insieme e decidere la sceneggiatura definitiva !

Sarebbe bello poter avere qui da noi in biblioteca alcune tavole originali sceneggiate da Corrado; magari un museo permanente dedicato ai due autori.

Per gli amanti di “Bellocchio e Leccamuffo”, i due simpatici servi della gleba creati dalla fantasia del nostro amato professore Corrado Blasetti, ho trovato un sito on line (vedi immagini sotto) dove si possono trovare numerose informazioni. Il primo numero de ” Il giornalino”, grazie alla donazione di Antonio Campesi, è disponibile in biblioteca. Ai giovani lettori che quest’estate lo hanno letto è piaciuto moltissimo

locandina

 

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