Lo sminamento della diga 1944

Doveroso ricordo per Marianna Valentini di Casalene, a cui debbono la vita le popolazioni lungo il Tronto fino al mare.. I tedeschi erano di stanza al lago e sotto il Tronto ( Folettella Filettino)Lei scese da Casalene al lago per raccogliere della legna ,nel costone sotto il muraglione come faceva spesso anche per pescare.Vedendoli partire con tanta fretta s”insospetti , nello scendere trovò un pezzo di carta, con su scritto qualcosa, ma essendo analfabeta, non poteva decifrarlo, decise allora di andare al comune che distava circa 4 km , a piedi e senza scarpe(non le aveva) raggiunse il comune dove lessero che il lago era stato minato e stava per esplodere. Furono chiamati gli artificieri dal Laquila,che furono affiancati da amatriciani coraggiosi che rischiando la vita andarono nella galleria disinnescando l”esplosivo. Il guardiano fu trovato rinchiuso nella cabina sotto il muraglione, aveva fatto cadere non visto il pezzo di carta trovato da Marianna.Ero molto piccola, ricordo che ci fecero dormire all”aperto temendo che lo spostamento dell”aria , avesse fatto crollare le nostre case, Villa è ed un tiro di schioppo in linea d”aria, credo che fosse a fine estate, perche non faceva freddo. Una prece ed un caro ricordo per loro, non dimentichiamo i nostri eroi.G.G.S:

Ruggero CesareiCosa che non successe con il ponte a tre occhi, mio padre mi raccontava di aver sentito che alcuni fascisti? parlando tra loro dicevano che il ponte era stato minato, mio padre avvertì alcuni pseudo partigiani, che gli chiesero di andare con loro a disinnescare il ponte, mio padre disse loro che non era un partigiano e che il suo dovere di avvertirli lo aveva assolto. Dopo alcune ore il ponte saltava tagliando ogni via tra la via Salaria e L’Aquila.
Daniela BucciDaniela BucciHo conosciuto Marianna Valentini il giorno in cui compì 100 anni, fecero in pranzo nella trattoria dei miei genitori, una vecchietta minuta perfettamente lucida. Allora mi raccontarono questa storia bellissima, hai fatto benissimo a pubblicarla.
Considera i nomi che sono nella lapide della diga (ndr).
Pietro Muzi a chiamare il maresciallo Di sabato capo artificiere del comando artificieri dell Aquila sono andati in tre i due fratelli Muzi e FRANCESCO GABRIELLI da colle moresco questa è è la verità.
Pietro Muzi si sono fatti dei nomi dimenticando completamente i nomi dalla lapide io avevo 11 anni e non potrò dimenticare mia madre piangere quando partirono per l Aquila.
ma è meglio dimenticare , fa male a ripensarci.
Lucia Lalli Vorrei ricordare a tutti che nel 1994 fu ricordato ufficialmente lo sminamento della diga sul Lago Scandarello. Furono fatte delle ricerche meticolose e i nomi riportati sulla lapide sono quelli che nel 1994 si riuscirono a rintracciare. Considerato che sono passati più di 21 anni dalla manifestazione, penso che se ci fossero altre persone che parteciparono all’impresa potrebbero comunicarlo all’amministrazione comunale. Magari si potrebbe pensare ad un’altra manifestazione, visto l’approssimarsi dei 75 anni.
Cinzia Di Luzio Marianna era una donna particolare ma ha salvato molte vite, mio padre partecipò allo sminamento della diga fu un azione di grande rischio. Un pensiero speciale a tutti coloro che parteciparono e un bacio al mio papà.
Pietro Muzi IL MIO NOME FORSE L’AVRETE VISTO , IN UNA PICCOLA VIA DI AMATRICE QUEL SIGNORE ERA MIO PADRE A LUI E TUTTI QUELLI CHE ERANO NELLE GALLERIE DELLA DIGA DOBBIAMO TUTTI MA TUTTI DEL RISPETTO ED ESSERNE FIERI DI AVER AVUTO UOMINI DI QUEL VALORE !!!!!!! GRAZIE AD AMATRICE E I SUOI ABITANTI SE NELLA VALLE DEL TRONTO NON CI SONO STATI MIGLIAIA DI MORTI GRAZIE

Grazie di avermi accolta nel gruppo, proprio perchè sono di Amatrice, anche se abito in Carnia. Ho ripensato al mio paese natio proprio in questi giorni in cui si celebra la Liberazione. Sono nata in Via Roma 16, all’ombra della torre civica il 17 giugno del 1944, proprio il giorno in cui un gruppo di uomini coraggiosi, fra i quali il nonno Luigi Buffa e mio padre (nascosto in casa del nonno assieme ad altri uomini, possibili prese dei tedeschi), sminarono la diga del lago Scandarello, imbottita di esplosivo dai tedeschi ormai pronti a ritirarsi. Si salvarono le case e paesini nella sottostante Valle del Sangro. Nessuno ricorderà, ma anni fa, venendo ad Amatrice, ho letto una targa commemorativa sul fatto, sulla strada prima di Amatrice e, con dispiacere, fra i nomi elencati non vi era quello di mio padre. Lui fu incaricato di custodire gli esplosivi in quanto artigliere. Era il serg. maggiore Bianchi Francesco.

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Pietro Muzi Pietro Muzi l’iniziativa di creare quel gruppo è stata di un vero cittadino amatriciano potete vedere la via laterale dei giardini di amatrice che porta il suo nome che è anche il mio e lo dico con grande orgoglio da vero

amatriciano anche se non abito piu li ma solo in estate NEL GRANDE COLLEMORESCO

Lucia LalliLucia Lalli Annamaria Bianchi mi dispiace che il nome di tuo padre non compare nella lapide di commemorazione del 1994 dello sminamento dello Scandarello, ma dagli atti che siamo riusciti a reperire il nome di tuo padre non compariva. Se vuoi qualche notizia più precisa puoi contattarmi al Comune di Amatrice. Int. 29

Giulio Aniballi Ho già scritto un qualcosa in risposta ad una tua cugina in proposito di nonno Luigi (Presidente degli invalidi di Guerra per tanti anni ) ed anche sui bellissimi berretti (coppole ) che riusciva a fare. Ricordo anche bene tua nonna.

Mario MoriconiMario Moriconi Alfredo MUZI Vice Brigadiere nei Carabinieri, peccato che non lo abbiano scritto sulla targa stradale.

Antonio CampesiAntonio Campesi Annamaria Bianchi, documento (scritto in nero sul bianco) come il nero dei nomi incisi sulla lapide posta sulla diga, piu’ persone non sono furono citate, sicuramente per mancanza di elementi utili al ricordo…ce ne dispiace.

Annamaria BianchiAnnamaria Bianchi Sì è vero Antonio Campesi ma il mio bianconero è un documento firmato, la lapide invece… Comunque va bene così, io so con certezza che mio papà ha partecipato all’azione assieme al suocero Luigi Buffa, da protagonista indispensabile avendo disattivato le cariche con esperienza da artigliere. Molte azioni rimangono sconosciute o dimenticate, ma questa mi veniva ricordata dagli amatriciani per parecchi anni quando venivo in vacanza lì. Ora sento solo un senso di vuoto come se alcune mie radici si fossero seccate. Rimane il ricordo di nonna Elena Serafini abilissima con le fettuccine e i gnocchi ricci. La simpatia di nonno Giggetto (chiamato Buffittu) che era venuto anche sul Pal Piccolo, una montagna di queste parti, a combattere nella grande guerra. L’aria fine e unica che respiravo li guardando Pizzo di Sevo. Le passeggiate alla Croce e il forte terremoto che da bambina mi ha fatto vivere nelle tende del campo boario. Ad ogni tentativo di rientrare in paese in processione, con la statua di S Emidio davanti, ripartivano le scosse e a volte la statua veniva lasciata lì sulla strada.
Grazie amici di Amatrice.
27 aprile 2015 alle ore 11:06
Antonio CampesiAntonio Campesi Annamara, le tue note sono raccolte con la massima sensibilita’, analogo sentimento turba anche me, su queste pagine abbiamo ricordato l’evento richiamando i nomi dei personaggi non incisi su quella lapide, tra i quali un mio zio M.llo Artificiere Palazzo, noi comunque ne conserviamo il ricordo “scolpito” nella nostra memoria…27 aprile 2015 alle ore 11:52 · Non mi piace più · 5

Annamaria BianchiAnnamaria Bianchi Grazie Antonio Campesi, in fondo l’importante sono i fatti, indipendentemente dalle parole. Un caro saluto dalle montagne della Carnia

Lucia LalliLucia Lalli Caro Mario sulla targa stradale di Via Alfredo Muzi non venne riportato altro che il nome perché così obbligava il codice della strada.27 aprile 2015 alle ore 21:38 ·
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