La strage di Bacugno

Tratto da:  Pagina di altavalledelvelino.com

Il 10 Febbraio 1944, il territorio reatino veniva sconvolto da una strage troppo in fretta cancellata dai libri di storia. Come ogni mattino, un’autocorriera della SAURA partita da Amatrice percorreva la Salaria in direzione Sud, quando, verso le 8:00, mentre attraversava il piccolo

abitato di Bacugno di Posta fu avvistata dai caccia angloamericani in cerca di “prede”. Fu un attimo. L’automezzo fu subito centrato da una scarica di proiettili che lo fece sbandare paurosamente tra le grida dei passeggeri. L’autobus si fermò sul ciglio della strada, immobile e fumante. Al suo interno v’era il caos più totale, tra i morti e i feriti agonizzanti, tra il sangue sparso ovunque e i corpi sovrapposti aggrovigliati in un ultimo abbraccio, si distinsero gli autisti Evaristo Rauco e Mario Piccioni che tentarono con tutti i mezzi di aprire le porte rimaste bloccate. Sembrava tutto passato quando, con la solita tattica, gli aerei angloamericani si avventarono nuovamente sulla corriera immobile e fu strage.
Con il solito sadismo, quelli che, nel dopoguerra, un certo servilismo appellò come “liberatori”, si macchiarono di un altro crimine di guerra rimasto impunito.

Dalla corriera in fiamme furono estratti tredici morti – tra cui il Commissario Prefettizio e Commissario di Fascio di Amatrice Giovanni Mezzetti, l’autista Evaristo Rauco e il secondo autista Mario Piccioni – e diciassette feriti tra cui il Brigadiere dei Carabinieri Adamo Silvestri e il Milite della GNR Romolo Glassetti.

«A 70 anni da questa strage impunita – ha dichiarato il Dott. Pietro Cappellari, Responsabile culturale del Comitato Pro 70° Anniversario della RSI in Provincia di Rieti – è doveroso ritornare su una pagina di storia cancellata per servilismo e viltà. Il nostro Comitato vuole ricordare quel vile crimine di guerra compiuto dagli Angloamericani contro la popolazione civile italiana, perché le vittime di tanto sadismo siano ricordate degnamente».

«Proprio per questo abbiamo proposto ai Sindaci di Posta e di Amatrice di erigere un monumento sul luogo della strage a perenne memoria della violenza degli Angloamericani e perché si istituisca – finalmente – una “giornata della memoria” per le vittime dei cosiddetti “liberatori”».

bacugno

Tratto da: “Sei di Amatrice se”

Agata Guerra Anche la nonna di Lo Tito stava in quella corriera tornando a San Lorenzo dalla campagna romana dove stava con il gregge e dove era morto il marito credo su una mina  11/02/2016
Gabriella Gina Salvi
Gabriella Gina Salvi Sono sconvolta, questa non la sapevo.Però ho vivo il ricordo dei mitragliamenti alle camionette tedesche che percorrevano la Salaria a ponte Nea, noi bimbe eravamo su i declivi del Tronto, i caccia rigiravano sopra villa e tornavano alla carica, vedevo i volti dei piloti che con una mano pilotavano e con l”altra mitragliavano. Nella strada i tedeschi , uscivano dalle camionette come formiche impazzite e piazzavano la contraerea, che inferno la guerra! Ragazzi gli uni e gli altri, che pena a ricordare!La mucche muggivano a testa bassa, la schiena, si contavano la vertebre, la capra belava disperata su un mucchio di sassi, la donna era irrigidita, noi ci buttavamo di solco in solco, cercando sempre il più profondo.Non possiamo colpevolizzare quelli che ci liberarono,ma chi ci aveva imbarcati a tale scempio.Nel mio piccolo sono stata segnata e ricordarlo mi addolora.      11/02/2016
Francesco Clemente
Francesco Clemente veramente oltre alla nonna di Lo Tito morì anche il nonno moglie e marito stavano scendendo a Roma, mio nonno era con le pecore. Alla morte dei genitori Remo De Santis si ritrovò a fare da padre ai suoi fratelli compresa Maria mamma di Lotito 11/02/2016
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